Il libro

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Storia di un gabbiano

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Giuseppe Cederna

Da viaggiatore a viaggiatore: lo stesso sguardo curioso sulla vita e sul mondo... Si sono “annusati” subito quei due...
Comincio da qui, dalla lettera di Giuseppe che, come un archetipo, ha dentro di sè tutta la poesia e tutto il mistero degli incontri, dei viaggi e del Grande Viaggio....

Caro Alberto,
guardo la tua foto che mi segue di viaggio in viaggio e penso all’ultima volta che ti ho visto. Al legno spesso e scuro di quel tavolo in un osteria friulana intorno al quale, nello spazio di una sera, siamo diventati amici. Parlammo di viaggi, di guerra, di montagne, di calcio e di vita. Prima di lasciarci ci abbracciammo nella notte promettendoci un incontro sulla Karakorum Highway e poi un’incursione in Chitral, nella terra dei Kafiri, gli ultimi “pagani” forse i discendenti delle armate di Alessandro Magno. “Non ti preoccupare” mi dicesti “organizzo tutto io, tu devi solo partire e raggiungermi”.
Chitral, Bumboret, Ayun, Kalash. Da quella sera sei diventato il mio personale “genius loci”: l’anima di questi nomi, la polvere delle strade, la vertigine dei precipizi, l’aria sottile dei crinali e le case di pietra e di tronchi dove un giorno ci ritroveremo.

Caro Alberto guardo la tua foto e penso che potremmo essere fratelli. Stesso baffo spavaldo, stessa collanina di turchesi e corallo, stessa voglia di prendere il mondo. Hai un po’ più di capelli, ma lo sguardo irrequieto e curioso del viaggiatore lo riconosco. E la cosa più curiosa di questa storia sai qual è? Quando tu, da Islamabad, sei partito per il Grande Viaggio io ero abbastanza vicino per sentirti partire. Affacciato dalla terrazza di un’amica guardavo la luce autunnale di Nuova Delhi salire piano sugli alberi del giardino quando la casa, come un molo di legno raggiunto da un’onda lontana, ha ballato dolcemente. E le mie ginocchia si sono piegate assecondando il tremito della terra. Mi piace pensare che quell’inchino sia stato il nostro modo per salutarci.

Caro Alberto, guardo la tua foto e penso che la vita, “grande e terribile” come diceva il vecchio Teshoo, il lama di Kim, ci ha giocato un bello scherzo. Ci ha fatto incontrare all’inizio e alla fine della storia. Ci ha concesso solo un tavolo, una cena, qualche email, una maglietta nerazzurra e un viaggio sospeso nel tempo. Ma con questo ci ha legati per sempre.
E per questo, comunque, dobbiamo ringraziarla.

Ti saluto e ti abbraccio...