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Imran Waheed

Alberto, una leggenda

Carissima Daniela,
Ti porgo i miei più cari saluti e lascia che ti scriva di una leggenda in cui mi sono imbattuto nella mia vita.
Era davvero una bella mattina quella del 17 settembre 1997 quando ho stretto la mano per la prima volta ad Alberto. Mi sembra ancora di sentire il calore della sua mano.

Col passare del tempo devo dire che mi ha letteralmente conquistato, grazie al suo carisma, entusiasmo, iniziativa e rispetto degli altri, uniti alla sua adattabilità, filantropia e al suo amore per l’umanità.
Siamo stati colleghi fino al mese di luglio 2001. Posso garantirti che non passava sera senza che ci incontrassimo. Nel mio lavoro di preside ero solito sfruttare le sue idee innovative e condividere la sua esperienza sia in campo didattico che più in generale in quello della vita.
Nel luglio 2001 mi fu offerto un lavoro come vice preside del college dell’accademia navale pakistana di Islamabad.
All’incirca nello stesso periodo Alberto partiva per l’Italia. Prima di lasciare il Pakistan mi chiese di interessarmi alla sua domanda d’impiego presso l’Ambasciata italiana e così feci, raccogliendo la maggior parte della documentazione necessaria per il lavoro da vari uffici pakistani.
Infine Alberto venne a stare con me e con la mia famiglia per tre mesi prima di trasferirsi alle Margalla Towers.
In quell’occasione uno dei miei amici gli offrì di andare ad abitare nel suo appartamento, per un affitto molto basso. Grazie a questo, Alberto cominciò a chiamarmi “il suo angelo in Asia” e io ne sono molto orgoglioso.
Ci incontravamo una volta alla settimana a Islamabad, e qualche giorno prima della sua triste dipartita cenammo insieme. Dopo il terremoto, rimanevo ogni giorno per 5 o 6 ore davanti alle macerie che ricoprivano il corpo del mio caro amico. Fino a giovedì, quando fui contattato dalle autorità distrettuali che avevano recuperato il corpo senza vita di Alberto.

I miei due bambini piccoli, che erano soliti andare a nuotare con lui, sono ancora sotto shock.
Quando a casa nostra siamo venuti a conoscenza della scomparsa di Alberto abbiamo pianto la sua morte come se fosse stato un membro della famiglia.
Ti prego di scusarmi se ti scrivo un po’ in ritardo, ma purtroppo c’è voluto del tempo prima che potessi riprendermi da questo colpo terribile.

Faccio i miei migliori saluti ai tuoi genitori e ti prego di porgere loro le mie più sentite condoglianze.
Lascia anche che ti dica che, in occasione della scomparsa di tuo marito, di cui Alberto parlava molto spesso, abbiamo passato una serata insieme per ricordarlo.
Ci aspettavamo una tua visita pochi giorni dopo e io avrei dovuto ospitarti, ma...

Per me sarebbe un grande onore se rimanessimo in contatto.

Islamabad, 6 aprile 2006