Pavia
A Pavia, mia città
d’adozione da quasi trent’anni, Alberto veniva ogni estate. E da Pavia, che non è lontana dall’aereoporto
di Malpensa, partiva ogni settembre, destinazione mondo. Pavia gli piaceva, d’altronde come fa a non piacere una città
così piena di bellezza e di storia, dove ci si incontra senza bisogno di darsi appuntamento, dove anche solo camminando
nei vicoli del centro ci si sente più appagati e sereni?!
Stava a casa nostra, in centro. Si beccava l’affetto ruvido e immenso di Bruno, mio marito, le sue prediche e la sua generosità sconfinata... I miei amici erano diventati i suoi amici: Marco, Gianni, Luca, Massimo, Paolino, Andrea, il Palla, Carlo, Andres, Paola, Selvi, la Clò, Gabriella, Giovanni “il dutur” e la Lucy, Ciù, Depa, Pier, Riccardo… Con loro cene, bevute, racconti, discussioni a non finire di calcio e di politica, di viaggi e di massimi sistemi ed anche tanta buona musica. C’erano le puntate a Spaziomusica e al “Turista”, le partite di calcetto con Lello, l’Inter vista su megaschermo al “Boccio” con Vincenzo e Lopez Rende (meglio evitare le sofferenze dal vivo a San Siro: allora per l’Inter erano ancora tempi bui...).