Pakistan 2002 - Islamabad, Ambasciata italiana
Lavorare in Ambasciata: prima di sperimentarlo, Alberto non è che ne fosse tanto convinto. Lui – come me – spirito libero, allergico a burocrazia e formalismi, temeva di scontrarsi con l’ ufficialità, con l’“apparato”. Anche perché di Ambasciate italiane in giro per il mondo ne aveva vista tante e gli era capitato di avere a che fare con lo zelo di solerti funzionari che, nei contesti più impossibili, applicavano alla lettera lo stesso iter burocratico già difficile da reggere in certi uffici statali in Italia.
Saputo di quel posto vacante all’Ambasciata di Islamabad, nel 2002, aveva fatto domanda anche perchè il lavoro
in Pakistan con l’Impregilo era finito e di andare nel freddo polare dell’Islanda non se ne parlava proprio.
E lì – era stato Alberto il primo a sorprendersene – si era trovato bene.
Per il lavoro che faceva: nell’Ufficio Visti si sentiva utile, si rendeva conto di poter svolgere un lavoro importante,
con il rigore necessario (le regole vanno rispettate) ma anche con quella dose di pazienza (mai avrei immaginato l’Alberto
“paziente”) e di umanità che alla fine semplifica e migliora la vita di tutti. E per le persone, per i colleghi.
A cominciare da Gabriella Manconi. Lavoravano ogni giorno fianco a fianco.
Tra loro un’intesa su tutti i fronti: stessi valori, interessi, sensibilità... “È una tosta! Sono
sicuro che ti piacerebbe. Andreste subito d’accordo voi due” mi aveva detto Alberto. (come aveva ragione! insostituibile,
preziosa Gabriella: senza la sua vicinanza, le sue preziose informazioni, senza l’enorme mole di lavoro sulle traduzioni
questo libro non sarebbe stato possibile). E Giampaolo Cutillo (un groppo in gola a leggere quello che ci ha scritto), Franco
Moret (quando è venuto a Casarsa con sua moglie Libiana siamo scoppiati a piangere insieme), Giovanni Cavagnini (è
tutto lì, nelle sue parole), Serafino Piacere, Nello Noviello, Gianni Mastrostefano, Dino Scorretti, Luisa Tosini, Bruno
Di Battista, Francesco Arena, Angelo Porcellana, Luciano Galli e Pietro Tilli (anche se lo ha incrociato solo per pochi giorni,
Alberto lo porta nel cuore).