Il mondo delle ONG e altri viaggiatori
Loro lo chiamavano “guru”per l’attitudine che a volte Alberto aveva ad elargire “pillole di saggezza”
(proprio lui?!), o anche “maraja” perchè spesso unico maschio (o quasi, c’erano anche Igor, Giuliano...)
dell’harem. Lui raccontava – ammirato – la storia di Caterina, Laura, Chiara, Lina, Cristina, Jessica, Silvia,
Giorgia, Francesca, Lara..., di queste donne così “normali” e così “speciali” cui lo legavano
affetto, stima e complicità.
Donne trentenni o giù di lì che, invece di pensare a carriera ed abiti firmati come da copione, hanno scelto di
impegnarsi, al seguito di Organizzazioni non Governative o di Organismi internazionali, nelle zone più problematiche
del mondo. Ad esempio nei campi profughi afghani dove – diceva sempre Alberto – in condizioni proibitive riuscivano
ad entrare in relazione con le donne ed a guadagnarsi il rispetto degli uomini.
Senza mai prendersi troppo sul serio, con intelligenza e determinazione ma senza mai perdere allegria, voglia di vivere e tenerezza.