Chitral
Da quella sua prima
volta nel 2003, il Chitral gli era rimasto nel cuore. Per la bellezza incontaminata della vallata, incastonata tra montagne
imponenti, con il Lowari Pass (3188 metri) – chiuso per diversi mesi all’anno – a segnarne l’ingresso
e per il fascino dei Kalash, popolo discendente da Alessandro Magno, che mantengono in vita un patrimonio culturale e linguistico
unico. Davvero “un mondo a parte”, ricco di tradizione, d’arte e di musica, di riti e di feste... un mondo
in cui le donne – caso unico nel Pakistan islamico – non sono velate, portano bellissimi copricapi addobbati con
perline e conchiglie ed indossano vestiti neri con i bordi ricamati a colori vivaci.
In Chitral Alberto era arrivato grazie al suo amico Maqsood ul Mulk, originario della vallata, che per diversi mesi all’anno
vive ad Islamabad. Avevano organizzato una spedizione assieme agli amici dell’Ambasciata Britannica. Il pretesto era una
partita di calcio (in Chitral – a differenza che nel resto del Pakistan – è il calcio lo sport più
praticato).
Ancora una volta – una costante nella vita di Alberto – il calcio come linguaggio universale che fa incontrare e
sportivamente scontrare persone, anche le più diverse e le più lontane. Maqsood con la Hindukush trail, la British
High Commission Soccer Club e membri della comunità italiana di Islamabad (Alberto in testa) avevano sponsorizzato l’operazione,
mentre la Federazione calcistica inglese aveva fornito tute e scarpe per le squadre locali.
Un’avventura memorabile: l’accoglienza all’aereoporto di Chitral al suono delle cornamuse (ospitalità
che sarà poi ricambiata dall’Ambasciata inglese con una serata a base di cucina e musica tipiche del Chitral ad
Islamabad) o, come successo nella spedizione del 2004 agli Inglesi, due ore in minibus su strade piene di tornanti con strapiombi
da brivido e panorami mozzafiato, e poi l’entusiasmo, l’affetto e il calore della gente, i bambini che accorrevano
da ogni parte, la partita in quel campo enorme in mezzo alle montagne, i discorsi, le premiazioni, i complimenti, gli abbracci
e tante, tante facce felici...
Intorno a questo evento erano stati raccolti dei fondi destinati all’istituzione di borse di studio per studenti “capaci
e meritevoli” della vallata, (così si faceva anche da noi quando Chitral giravano meno soldi e scuola e cultura
erano ai primi posti nella gerarchia dei valori), borse di studio che Maqsood e la gente di lassù decideranno poi di
intitolare ad Alberto.
Alberto era emozionato ed orgoglioso di essere tra i protagonisti di quell’avventura; ce l’aveva raccontata più
volte, commentando le foto (bellissime) e il video girato in quell’occasione. Ci voleva tornare a tutti i costi. Aveva
preso contatti con il CONI e l’Associazione calcio di Pordenone che avevano già dato la loro disponibilità.
E poi aveva incontrato Giuseppe Cederna che un viaggio in Chitral ce l’aveva in mente da anni. Sembrava uno di quegli
incontri che avvengono per strane coincidenze del destino ... Invece... non c’è stato il tempo...
Ma non è un caso se proprio le foto del Chitral sono tra le poche cose di Alberto recuperate tra le macerie di Margalla
Tower.