Simon Smart
El Capitano!
Sul campo di calcio Alberto si considerava come un Del Piero. In realtà, ogni volta che il pallone si avvicinava dalle
sue parti, l’azione si “guastava”. Non si può proprio dire che il suo tocco di palla e la sua abilità
fossero i migliori del mondo. Ogni volta che l’azione non aveva successo mi diceva, nel suo italiano forte e “canoro”:
“Ah Simon, scusa, è la palla che è rimbalzata male”. A seguire varie parolacce e un “Mamma Mia”
e qualcos’altro di indecifrabile in italiano. Poi, agitando le mani, mi diceva: “Passami bene la palla: deve arrivare
ai miei piedi, non davanti a me”.
Un tempo forse sarà stato veloce ed abile, ma deve essere stato anni ed anni fa...
Diciamo che correre con la palla non era il suo punto forte. Ma questi sono tutti peccati veniali. Quello che faceva bene era mettere insieme e far andare d’accordo le persone. E quello che non gli riusciva sul campo come giocatore, gli riusciva invece come organizzatore ed allenatore. Il suo entusiasmo, la sua determinazione erano contagiosi. Aveva il dono, la capacità di riunire gente, di far succedere cose. A volte anche un po’ folli, come quando affittò elicotteri per volare nei territori del nord del Pakistan, nonostante i costi altissimi, solo per giocare a pallone: un’esperienza straordinaria, che non dimenticheremo mai.
Era sempre divertente essere con lui, anche quando era di cattivo umore… Forse per quello la gente voleva sempre stargli vicino. Alberto era un amico delle persone, di tutte le persone, indipendentemente dal loro status: poveri studenti africani che vivevano a Islamabad o Alti Commissari o Ambasciatori. Lui era amico di tutti e tutti lo ritenevano un amico. Forse era questa la sua caratteristica più importante, e questa l’eredità che ci ha lasciato: un Capitano della gente!
Ciao, El Capitano... che Dio ti benedica.
Islamabad, gennaio 2006