Il libro

> Sabato 8 ottobre 2005

> Pavia, 8 ottobre 2008

> Pino Scaccia
Storia di un gabbiano

> Giuseppe Cederna

> Contenuti del libro

> Casarsa della Delizia 1959

> Piero Colussi

> Turchia 1983 - Karakaya

> Cinzia Milesi

> Africa 1987 - Tanzania e Zambia

> Erasmo Macera

> Cina 1992. Sichuan - Cantiere di Ertan

> Antonio Zaffaroni

> Pakistan 1997. Hattian

> La tribù dell'Impregilo

> Imran Waheed

> Peer Muhammad Akran

> Pavia

> Marco Morani

> Pakistan 2002. Islamabad - Ambasciata italiana

> Gabriella Manconi

> Il mondo delle ONG e altri viaggiatori

> Caterina Galluzzi

> Adnan Meraj "Citiboy"

> Chitral

> Maqsood Ul Mulk

> Simon Smart

> Lahore

> Mauro Pagani

> Incontri di viaggio, incontri di vita

> Rosanna Bova

> Solidarietà in nome di Alberto

> Centro di aggregazione Alberto Bonanni

> Casarsa della Delizia

> Il "dopo": dietro le quinte del dolore

> Ciao Alberto

Simon Smart

El Capitano!

Sul campo di calcio Alberto si considerava come un Del Piero. In realtà, ogni volta che il pallone si avvicinava dalle sue parti, l’azione si “guastava”. Non si può proprio dire che il suo tocco di palla e la sua abilità fossero i migliori del mondo. Ogni volta che l’azione non aveva successo mi diceva, nel suo italiano forte e “canoro”: “Ah Simon, scusa, è la palla che è rimbalzata male”. A seguire varie parolacce e un “Mamma Mia” e qualcos’altro di indecifrabile in italiano. Poi, agitando le mani, mi diceva: “Passami bene la palla: deve arrivare ai miei piedi, non davanti a me”.
Un tempo forse sarà stato veloce ed abile, ma deve essere stato anni ed anni fa...

Diciamo che correre con la palla non era il suo punto forte. Ma questi sono tutti peccati veniali. Quello che faceva bene era mettere insieme e far andare d’accordo le persone. E quello che non gli riusciva sul campo come giocatore, gli riusciva invece come organizzatore ed allenatore. Il suo entusiasmo, la sua determinazione erano contagiosi. Aveva il dono, la capacità di riunire gente, di far succedere cose. A volte anche un po’ folli, come quando affittò elicotteri per volare nei territori del nord del Pakistan, nonostante i costi altissimi, solo per giocare a pallone: un’esperienza straordinaria, che non dimenticheremo mai.

Era sempre divertente essere con lui, anche quando era di cattivo umore… Forse per quello la gente voleva sempre stargli vicino. Alberto era un amico delle persone, di tutte le persone, indipendentemente dal loro status: poveri studenti africani che vivevano a Islamabad o Alti Commissari o Ambasciatori. Lui era amico di tutti e tutti lo ritenevano un amico. Forse era questa la sua caratteristica più importante, e questa l’eredità che ci ha lasciato: un Capitano della gente!

Ciao, El Capitano... che Dio ti benedica.

Islamabad, gennaio 2006