Il libro

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Storia di un gabbiano

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Solidarietà in nome di Alberto

Solidarietù

Un appello alla generosità dei tanti che avranno tra le mani questo libro. Un appello a continuare la solidarietà verso la gente, verso i bambini del Kashmir provati da una tragedia troppo grande.
Per questo segnalo alcune Ong italiane, con cui siamo in diretto contatto, a cui inviare contributi: INTERSOS, ALISEI, CESVI, che da anni operano in Pakistan con competenza, rigore e grande umanità.

11 ottobre 2005: erano passati tre giorni e tre notti. E di Alberto nessuna notizia.
Le ore scorrevano lente e piene d’angoscia.
Pensare a lui là sotto mi faceva impazzire. Non reggevo il tempo vuoto, l’impotenza.
E allora ho pensato a che cosa avrebbe fatto lui, se solo avesse potuto. Mi sono messa davanti al computer ed ho scritto. Ho scritto per chiedere solidarietà per la gente del Pakistan.

“Siamo i familiari di Alberto Bonanni, l’italiano ancora disperso ad Islamabad. Il dramma personale che stiamo vivendo non può farci dimenticare l’immane tragedia che ha colpito la gente del Pakistan. Ci sono decine di migliaia di persone che sono morte (tantissimi i bambini!) e molte di più quelle che hanno perso tutto. Aiutiamoli!
È questo l’appello che rivolgiamo alle Istituzioni ed alle persone comuni.
A nome nostro, ed anche a nome di Alberto che in Pakistan vive da più di sette anni.
Ad ogni suo ritorno ci teneva a farci conoscere le cose belle di quel Paese, che non è solo “estremismo islamico e donne col velo”.
Alberto ci ha sempre raccontato dei tanti amici che ha laggiù, delle esperienze positive condivise, della ricchezza artistica e culturale di quella gente. Gente che va soccorsa e aiutata, in nome della stessa solidarietà e della stessa partecipazione piena d’affetto che abbiamo sentito intorno a noi in questi giorni di grande angoscia”.

Un appello – purtroppo – ancora molto attuale perché il terremoto pakistano (più di 70mila i morti, più di 3 milioni i senza tetto), data la mancanza di vittime occidentali, non ha “fatto notizia”, non ha mosso ondate di solidarietà internazionali.
Una “tragedia di serie B” dimenticata molto in fretta. Si è mosso invece, capillarmente e senza fare rumore, il mondo della solidarietà (le buone azioni – si sa – non fanno notizia).
Gocce nel mare delle necessità, ma indice che l’“umanità” è ancora valore largamente praticato. Voglio quindi, almeno qui, dare segnalazione delle iniziative e delle manifestazioni pubbliche (impossibile elencare i tanti contributi individuali) di cui sono a conoscenza.

È stato e continua ad essere questo il modo migliore di “mantenere in vita” Alberto.