Il "dopo": dietro le quinte del dolore
La morte di una persona cara ci rende più tristi, più fragili, più soli e riporta alla luce i “grandi
interrogativi” sul senso del vivere e del morire, ci costringe a fare i conti con la precarietà delle nostre vite
appese veramente a un filo (quando toccherà a noi?), spazza via di colpo certezze, progetti, futuro...
Tante le domande – senza risposta – che mi si attorcigliavano in testa: perchè proprio Alberto? perchè
non era in viaggio quel sabato come faceva sempre? Perchè è crollato proprio quel palazzo, l’unico in tutta
Islamabad? Perchè?
Il dolore, l’assenza, lo smarrimento diventano parte di te, delle tue giornate, della tua vita che va avanti, implacabilmente,
nonostante te e nonostante tutto.
Il senso te lo danno la memoria e la speranza in un “altrove”.
La forza te la danno gli affetti: gli amici, le persone care che condividono il tuo dolore, che cercano le parole ed i gesti
per dirti che loro ci sono...
Un abbraccio corale ci ha “avvolto” durante e dopo la tragica fine di Alberto. Un abbraccio fatto di presenze,
di parole, di scritti. Non ci siamo mai sentiti soli. Messaggi di condoglianze e di solidarietà ci sono arrivati da ogni
parte attraverso lettere, telegrammi, mail, sms...
Le parole da dire, quelle che “non ci sono”, che “sono inutili” di fronte alle tragedie della vita,
in tanti le hanno cercate e trovate e scritte. Ognuno a modo suo: c’è chi ha scritto una poesia, chi ha raccontato
sue ataviche paure, chi si è affidato a grandi poeti, chi a Dio e a una preghiera...
Ogni messaggio è unico, speciale, legato alla sensibilità e alle intenzioni di chi l’ha scritto.
Ho deciso di metterli in questo libro perchè sono una testimonianza tangibile di quanta “umanità” ci sia ancora tra la gente ed anche un segnale di quanto grande sia il bisogno di condividere lo sgomento e la solitudine che tutti proviamo di fronte alla morte e al suo insondabile mistero.
I testi che parlano della vita di Alberto mi sono serviti per ricostruire la sua avventura nel mondo. Qui voglio riportare gli altri messaggi: è per ringraziare – di cuore – tutti quelli che ci sono stati accanto e per dare spazio e voce al non–detto, a quello che dopo la morte di una persona, quando tutto è finito e quando la vita, nonostante tutto riprende i suoi ritmi, rimane senza voce, “dietro le quinte”, nello spazio privato del dolore.