Ciao Alberto
Il mio ultimo saluto ad Alberto, letto in Chiesa il giorno del suo funerale, il 18 ottobre 2005.
“Dov’è Alberto, il viaggiatore che fu sorpreso nei suoi 40 anni e con la vita avrebbe ancora giocato…?”:
prendo le mosse dal suonatore Jones di Fabrizio de Andrè per parlare di Alberto, il mio caro, adorato fratello giramondo.
L’ultima cosa che avrei voluto/pensato di fare nella mia vita è l’elegia funebre di Alberto Lo strazio è
infinito, ma ci sono parole che vanno dette, per conservare memoria.
Alberto era uno di noi, con pregi e difetti, luci ed ombre. Uno che amava la vita, la gente, il mondo. Uno che, come tanti
di noi, si teneva ben stretti i sogni e la rivolta degli anni giovanili.
Alberto era uno spirito libero. Amava mischiarsi con le persone, quelle vere, quelle che incontrava in ogni parte del mondo
e con cui condivideva tempo e passioni, pane e cultura.
Alberto, orgoglioso delle sue radici friulane, da sempre cittadino del mondo. Un mondo di incroci e di colori, di pace e di
solidarietà. Ed è dal mondo che continuano ad arrivare messaggi pieni di affetto, di ricordi e di dolore.
Da Saadaan, suo “fratello pakistano”, da Miguel, l’Argentino, da Felicita, italo–brasiliana ora quasi
laureata, che ricorda il suo maestro “…per il cuore e la passione che ci metteva”, da Anna che ci ha scritto,
affranta, dal Venezuela …Tutti ci restituiscono l’immagine di un Alberto generoso, animatore di mille attività…
Immagine confermata anche da un commosso Ambasciatore che da Islamabad, pochi minuti dopo il ritrovamento del suo corpo, si
è espresso in lodi tali da costringere mia madre, da brava madre friulana, ad interromperlo”: Ma non dica cose
così esagerate. Faceva solo il suo lavoro”.
In queste giornate interminabili, cariche di un’angoscia senza fine, la partecipazione e l’affetto di tutti ci
hanno avvolto e protetto. Non ci siamo mai sentiti soli.
Siamo commossi e ringraziamo, dal profondo del cuore, tutti quelli che hanno voluto condividere il nostro immenso dolore e farci
sentire tutta la loro vicinanza:
- l’Ambasciatore e tutto il personale dell’Ambasciata ad Islamabad;
- la Farnesina, i cui funzionari sono stati al nostro fianco con competenze e grande umanità;
- la Regione Friuli Venezia Giulia e la Provincia di Pordenone;
- tutte le Autorità, civili e religiose che, con la loro presenza di oggi ci comunicano la loro solidarietà;
- l’Impregilo, la ditta per cui Alberto aveva lavorato per tanti anni;
- il Comune di Casarsa, Sindaco in testa, che ha dimostrato sensibilità e disponibilità senza limiti;
- la Parrocchia di Casarsa, ed anche quella di San Giovanni. Il Vescovo di Pordenone che, in più occasioni, ci ha espresso direttamente la sua solidarietà;
- e Casarsa, tutta Casarsa, l’intero paese che si è stretto intorno a noi con un affetto enorme;
- la gente ed il Comune di Raveo, il Comune di Trasaghis;
- i tanti, tantissimi amici di Pavia, da 30 anni diventata la mia città adottiva.
Mi piacerebbe poter pensare che Alberto sia partito per un viaggio, un viaggio molto molto lungo.
Troppo intollerabile l’idea che non rivedremo più il suo sorriso, che non lo rivedremo mai più arrivare
a casa con quei suoi valigioni pesantissimi e pieni di cose, con le foto da mostrare ed il mondo di un anno da raccontare…
Nessuno ce lo ridarà più indietro.
Il nostro è un dolore senza ritorno. Ma almeno vogliamo che possano continuare le attività in cui lui era impegnato. Se lui fosse ancora vivo certamente si adopererebbe per organizzare i soccorsi in quella terra martoriata. Invitiamo ancora tutti ad aiutare la gente del Pakistan, soprattutto i bambini, i sopravvissuti che hanno perso tutto. Le modalità le troverete all’ingresso della chiesa. Sarà un po’ come tenerlo ancora in vita.
A chiudere, le parole di Neruda:
“Non ci saranno dimenticanze
non ci sarà nessun inverno che
cancellerà il tuo nome, splendido fratello, dalle labbra della gente”.
Ci rivedremo Alberto, da qualche parte nel Cielo. Tanto noi lo sappiamo che… “non ci sono lacrime in Paradiso”.
