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Un coro fa rivivere il mondo di Alberto
Daniela Bonanni ricorda il fratello attraverso le voci di chi l’ha conosciuto

di Linda Lucini
La Provincia pavese - 30 gennaio 2009

"Ho pensato a lungo prima di dare forma a questo libro. Un libro che mi è costato molto in termini di dolore": così scrive Daniela Bonanni. Del resto come si fa a mettere in pagina un addio. E poi come si può farlo quando si ha di fronte una morte che ha come spiegazione soltanto il destino.

Quel destino che ha voluto che l’unico grattacielo crollato a Islamabad sotto il terremoto dell’8 ottobre 2005 fosse quello dove viveva Alberto Bonanni. Eppure sua sorella Daniela ha trovato un modo per dirgli addio. Ha abbassato la voce, troppo carica di pianto e di affetto, per dare la parola a chi Alberto l’ha visto sorridere, lavorare, stringere amicizie in giro tra i continenti. Poche pagine con i comunicati dell’Ansa e due sole foto di quelle macerie che l’hanno sepolto per sempre a 46 anni e poi tanti racconti in tutte le lingue che spiegano quando valeva "Il mondo di Alberto", come recita il titolo di questo volume disponibile da pochi giorni solo alla libreria Delfino di Pavia o sul sito www.ilmondodi alberto.it (prezzo 20 euro, interamente devoluto alle iniziative intitolate ad Alberto in Pakistan).

Da Casarsa alla Turchia, dalla Cina al Cile, da Pavia al Pakistan: il coro dei ricordi degli amici riporta con delicatezza a tutte le tappe di questo viaggiatore che, figlio di maestri, aveva scelto di insegnare agli italiani sparsi nel mondo. Amici, ex alunni, scrittori, musicisti, funzionari d’ambasciata, direttori di multinazionali regalano a chi legge il volume un piccolo ritratto di Alberto fatto di parole e affetto. E gli dicono addio, con leggerezza ricordando quel che di bello c’era nella sua vita, in quella sua voglia instancabile di conoscere e di incontrare genti e Paesi, mettendoci l’anima. Così ha fatto anche a Pavia, sua città di adozione per 30 anni, dove col tempo gli amici di Daniela sono diventati i suoi. E ora Marco Morani, che lo chiama "querido Lucignolo", Gianni, Andrea Fiocchi, Paola Leati e tanti altri pavesi raccontano di lui partito ancora una volta.